Con questo breve post ci congediamo per quanto riguarda quest'anno 2011. E' stato un anno impegnativo per noi, sotto tutti i punti di vista.
Tanto per cominciare, è stato il primo anno intero speso all'interno di questo laboratorio. Spazio piccolo, ma con grande potenziale. A dire il vero, lo spazio sta diventando sempre più piccolo, ma questo ci costringe anche a cercare di organizzarlo sempre meglio. In più, il posto ci è sembrato funzionare molto da un punto di vista di rapporti con i clienti e con gli amici: molto ben servito come zona, molto accogliente. Sicuramente faremo in modo di sfruttarne i punti di forza sempre di più e sempre meglio.
Poi, sul piano personale è stato un anno di cambiamenti per entrambi. E trovare il giusto equilibrio, anche nell'ottica dell'iniziativa Guitar Repair non è stata cosa da poco.
In più, quest'anno ci ha visto sempre più proiettati in una realtà di clienti ed appassionati allargata, fuori dai confini Italiani. La nostra passione per il vintage e per il restauro conservativo e filologico sta pian piano pagando. Sicuramente si colloca in una nicchia che per svariati motivi è ancora piuttosto sgombra. Anche se giocoforza qui è necessario pensare in termini Europei e non solo. Altro che l'Euro, che sta andando a catafascio!... Il vero trade union tra i popoli sono le (sane) passioni comuni e il desiderio di condividerle :-))
Oggi abbiamo fatto qualche foto di come si presentava il laboratorio. Tra le altre cose, si possono vedere strumenti che saranno senz'altro temi di interesse e discussione nell'anno a venire. Vediamo una bella ed interessante Kel Kroyden che richiederà cure piuttosto estensive, una rarissima Knutsen harp guitar in attesa di cure ancora più estensive, una OM-28V che abbiamo ritoppato e che completeremo nei primi mesi del 2012, una D12-35 del '69 (quindi fondo e fasce in Brasiliano) che tornerà a breve nella sua terra d'origine in Olanda e con tutta probabilità sarà messa in vendita da un noto rivenditore, con cui abbiamo il piacere di poter collaborare.
A tutti un sereno 2012, pieno di musica e voglia di suonare :-)
venerdì 30 dicembre 2011
lunedì 26 dicembre 2011
Hot-rodding di una Martin M-38
Festeggiamo il S. Stefano con un post riguardante un lavoro di ormai più di un anno fa. Avevamo messo le foto fatte all'epoca in una directory di cui avevamo poi perso memoria. Oggi facendo pulizia e ordine sono tornate a galla. E allora, perché non postare qualcosa?.. (notare tra l'altro un laboratorio nudo, dove avevamo appena appena traslocato).
Questa è una Martin M-38 degli anni '80. Appartiene ad un cliente che ha sempre vissuto con lei un rapporto di amore-odio. Amore perché c'era il potenziale di una chitarra più che buona, odio perché le misure risicate al capotasto e al ponte (stretti entrambi, per mani extra-large) impedivano al proprietario di potersela godere suonandola con la necessaria comodità.
E allora il lavoro commissionato è stato un allargamento della spaziatura al capotasto e al ponte. Contestualmente, era anche necessario resettare l'angolo del manico per questioni di età. A quel punto fatto 30 avremmo fatto 31, ritastando la chitarra con la giusta compressione sulla tastiera (un nostro pallino!) per farla suonare finalmente a piena voce (una post dedicato all'importanza dei tasti è assolutamente necessario, e ci proponiamo di farlo appena possibile).
Per allargare la spaziatura delle corde alle misure desiderate (45 mm al capotasto e 60 mm al ponte) abbiamo optato per un intervento serio (contrariamente alla 'modifica' - incisioni sulla selletta del ponte per allargare un pelo i due 'MI' - per cui qualche sedicente liutaio prima di noi si era anche fatto pagare).
Cioè, abbiamo allargato la tastiera con delle strisce di palissandro (in modo che alla vista si amalgamassero con il legno della tastiera stessa, il filetto intorno alla tastiera dell'originale non ci ha mai fatto impazzire...) per ottenere 45 mm al capotasto e una rastrematura dei bordi del manico congruente con la posizione delle corde. Abbiamo qundi accompagnato i bordi allargati della tastiera con il profilo del manico per ottenere un profilo di manico leggermente a 'V' e comodo da suonare. Per allargare la spaziatura delle corde al ponte invece l'unica era rimuovere il ponte, rimuovere il bridge-plate (il rinforzo di acero incollato sulla tavola armonica sotto al ponte), chudere i vecchi fori per le corde sulla tavola armonica con dell'abete, fare un nuovo bridge plate in acero (e di una dimensione più consona ad una chitarra ben suonante, di quanto non permettesse la dimensione dell'originale), fare un nuovo ponte in palissandro, e riforare il tutto secondo le nuove specifiche.
Di seguito qualche foto post-intervento:
Il lavoro, come già osservato, è stato completato con un reset dell'angolo del manico ed una ritastatura fatta come piace a noi.
Il risultato è stato una chitarra sorprendente, sia per la suonabilità, che per il suono. Entrambi letteralmente 'fioriti' dopo le operazioni descritte. Ora... fosse per noi, avremmo cambiato anche le enormi meccaniche Schaller con delle Waverly, decisamente più leggere e più belle alla vista. Sarà per un'altra volta.. :-) .. Di seguito un paio di foto dello strumento finito.
Questa è una Martin M-38 degli anni '80. Appartiene ad un cliente che ha sempre vissuto con lei un rapporto di amore-odio. Amore perché c'era il potenziale di una chitarra più che buona, odio perché le misure risicate al capotasto e al ponte (stretti entrambi, per mani extra-large) impedivano al proprietario di potersela godere suonandola con la necessaria comodità.
E allora il lavoro commissionato è stato un allargamento della spaziatura al capotasto e al ponte. Contestualmente, era anche necessario resettare l'angolo del manico per questioni di età. A quel punto fatto 30 avremmo fatto 31, ritastando la chitarra con la giusta compressione sulla tastiera (un nostro pallino!) per farla suonare finalmente a piena voce (una post dedicato all'importanza dei tasti è assolutamente necessario, e ci proponiamo di farlo appena possibile).
Per allargare la spaziatura delle corde alle misure desiderate (45 mm al capotasto e 60 mm al ponte) abbiamo optato per un intervento serio (contrariamente alla 'modifica' - incisioni sulla selletta del ponte per allargare un pelo i due 'MI' - per cui qualche sedicente liutaio prima di noi si era anche fatto pagare).
Cioè, abbiamo allargato la tastiera con delle strisce di palissandro (in modo che alla vista si amalgamassero con il legno della tastiera stessa, il filetto intorno alla tastiera dell'originale non ci ha mai fatto impazzire...) per ottenere 45 mm al capotasto e una rastrematura dei bordi del manico congruente con la posizione delle corde. Abbiamo qundi accompagnato i bordi allargati della tastiera con il profilo del manico per ottenere un profilo di manico leggermente a 'V' e comodo da suonare. Per allargare la spaziatura delle corde al ponte invece l'unica era rimuovere il ponte, rimuovere il bridge-plate (il rinforzo di acero incollato sulla tavola armonica sotto al ponte), chudere i vecchi fori per le corde sulla tavola armonica con dell'abete, fare un nuovo bridge plate in acero (e di una dimensione più consona ad una chitarra ben suonante, di quanto non permettesse la dimensione dell'originale), fare un nuovo ponte in palissandro, e riforare il tutto secondo le nuove specifiche.
Di seguito qualche foto post-intervento:
Il lavoro, come già osservato, è stato completato con un reset dell'angolo del manico ed una ritastatura fatta come piace a noi.
Il risultato è stato una chitarra sorprendente, sia per la suonabilità, che per il suono. Entrambi letteralmente 'fioriti' dopo le operazioni descritte. Ora... fosse per noi, avremmo cambiato anche le enormi meccaniche Schaller con delle Waverly, decisamente più leggere e più belle alla vista. Sarà per un'altra volta.. :-) .. Di seguito un paio di foto dello strumento finito.
domenica 18 dicembre 2011
Banner J-50
Whew!... Dopo una pausa di blogging durata quasi 6 mesi, rieccoci a postare qualcosa. Nel frattempo, non è che il lavoro non sia andato avanti. Eccome... Semplicemente, siamo stati presi (da un lato) e ci siamo impigriti (dall'altro). Questo cocktail micidiale ha fatto si che gli aggiornamenti al blog siano stati paurosamente trascurati. Ma vedremo di rimediare, almeno in qualche modo, al tempo perduto. Meno male che qualche foto ogni tanto in queste lunghe settimane di 'silenzio stampa' le abbiamo fatte... dovrebbero darci materiale per qualche post, pensiamo, di interesse.
Riprendiamo dunque da dove ci siamo lasciati l'ultima volta: stavamo restaurando una Gibson J-50 del '42. Uno strumento di grosso interesse storico, in quanto segna l'inizio di uno dei periodi tenuti in maggior considerazione dagli appassionati di chitarre acustiche e Gibson in particolare: quello del tempo di guerra (1942-1946). L'anno 1942 segna un solco piuttosto netto tra il modo di costruire della Gibson che contraddistingue gli anni a partire dal 1934 (con l'introduzione della Jumbo), e quello seguente, che identificherà gli strumenti tra gli anni 1942 e 1946. Contestualmente, anche la personalità e la timbrica delle chitarre è decisamente differente tra questi due periodi. In modo grossolano, si può pensare al primo periodo associandolo a chitarre dal suono più diretto, ruvido, per nulla compresso, potente e 'in faccia'; mentre gli anni '40 hanno portato chitarre più raffinate, con un suono più edulcorato, 'moderno' per certi aspetti, decisamente più raffinato, pur con tutto il carattere inequivocabilmente 'Gibson'. Un amico al proposito si è lanciato in un paragone efficace con le automobili: comparando le Gibson anni '30 a Hummer, mentre quelle anni '40 (banner, in particolare) a Cadillac. Paragone un po' generico, ma direi piuttosto efficace. In ogni caso, penso sia poco opinabile definire la vera golden-era per le gibson flat top il periodo tra il 1934 e il 1946: comunque si peschi, si tratta di strumenti eccezionali!
Tornando per un attimo al 1942, abbiamo avuto modo di osservare come in realtà quest'anno in particolare sia di transizione. Nel '42 convivono la produzione delle ultime J-35 (la Gibson flat top anni '30 per antonomasia) e la produzione delle prime banner (J-50, J-45 e LG-2) e non di rado capita di trovare chitarre tra queste ultime con pezzi che derivano dalla produzione di J-35 (manici, tavole armoniche). Contestualmente, anche le J-35 di quest'anno risentono delle nuove generazioni, sia da un punto di vista timbrico, che di specifiche costruttive (e di parti refuse). Decisamente un bel meltin' pot. Mescolanze che tra l'altro si riverberano sul suono di queste chitarre, dove le ultime J-35 e le prime banner finiscono per assomigliarsi molto più di quanto non si somiglino due J-45 (ad esempio) prodotte nel '42 e nel '46. Almeno, questa è la nostra esperienza diretta.
Ampia digressione, ma la materia - almeno per Gibsoniani di ferro come noi - è di reale interesse! E comunque la J-50 in questione, pur essendo una banner, ha ancora tanto nel carattere dell'impronta del decennio precedente.
Nel post precedente, avevamo dettagliato l'intervento per la sostituzione del cosiddetto 'back stripe'. Putroppo questo non era l'unico restauro di cui lo strumento in questione aveva bisogno. Nella sua lunga vita precedente, le era stato sostituito il ponte con un 'oggetto' sbagliato per forma, dimensioni e tipo di legno. E già che c'erano, hanno cambiato anche le meccaniche originali, mettendo delle orride (almeno su una J-50 del '42) Grover Rotomatics!
Ad ogni buon conto, il ponte 'oversize' e non originale è stato tolto e rimpiazzato da una replica esatta in palissandro Brasiliano, di forma e dimensioni corrette (notare l'angolo dello sguscio delle ali del ponte, caratteristica fondamentale per una '42).
Notare anche il ritocco di vernice esattamente sopra al ponte, a coprire la parte di tavola armonica nuda che l'aver eliminato il ponte 'oversize' aveva lasciato scoperta.
Parimenti, abbiamo proceduto a riempire i fori della paletta, allargati rispetto agli originali per accomodare le Rotomatics, a riforare, e ritoccare di vernice la paletta stessa, per installare delle meccaniche originali dell'epoca, che il proprietario della chitarra aveva amorevolmente rintracciato e acquistato. Adesso si comincia a ragionare...
Di seguito un po' di foto della paletta restaurata, del retro ultimato, con la back strip sostituita e dopo il ritocco di vernice, e della chitarra ultimata, finalmente riportata agli antichi e originali fasti!
Che gran bella chitarra, adesso :-) !
Riprendiamo dunque da dove ci siamo lasciati l'ultima volta: stavamo restaurando una Gibson J-50 del '42. Uno strumento di grosso interesse storico, in quanto segna l'inizio di uno dei periodi tenuti in maggior considerazione dagli appassionati di chitarre acustiche e Gibson in particolare: quello del tempo di guerra (1942-1946). L'anno 1942 segna un solco piuttosto netto tra il modo di costruire della Gibson che contraddistingue gli anni a partire dal 1934 (con l'introduzione della Jumbo), e quello seguente, che identificherà gli strumenti tra gli anni 1942 e 1946. Contestualmente, anche la personalità e la timbrica delle chitarre è decisamente differente tra questi due periodi. In modo grossolano, si può pensare al primo periodo associandolo a chitarre dal suono più diretto, ruvido, per nulla compresso, potente e 'in faccia'; mentre gli anni '40 hanno portato chitarre più raffinate, con un suono più edulcorato, 'moderno' per certi aspetti, decisamente più raffinato, pur con tutto il carattere inequivocabilmente 'Gibson'. Un amico al proposito si è lanciato in un paragone efficace con le automobili: comparando le Gibson anni '30 a Hummer, mentre quelle anni '40 (banner, in particolare) a Cadillac. Paragone un po' generico, ma direi piuttosto efficace. In ogni caso, penso sia poco opinabile definire la vera golden-era per le gibson flat top il periodo tra il 1934 e il 1946: comunque si peschi, si tratta di strumenti eccezionali!
Tornando per un attimo al 1942, abbiamo avuto modo di osservare come in realtà quest'anno in particolare sia di transizione. Nel '42 convivono la produzione delle ultime J-35 (la Gibson flat top anni '30 per antonomasia) e la produzione delle prime banner (J-50, J-45 e LG-2) e non di rado capita di trovare chitarre tra queste ultime con pezzi che derivano dalla produzione di J-35 (manici, tavole armoniche). Contestualmente, anche le J-35 di quest'anno risentono delle nuove generazioni, sia da un punto di vista timbrico, che di specifiche costruttive (e di parti refuse). Decisamente un bel meltin' pot. Mescolanze che tra l'altro si riverberano sul suono di queste chitarre, dove le ultime J-35 e le prime banner finiscono per assomigliarsi molto più di quanto non si somiglino due J-45 (ad esempio) prodotte nel '42 e nel '46. Almeno, questa è la nostra esperienza diretta.
Ampia digressione, ma la materia - almeno per Gibsoniani di ferro come noi - è di reale interesse! E comunque la J-50 in questione, pur essendo una banner, ha ancora tanto nel carattere dell'impronta del decennio precedente.
Nel post precedente, avevamo dettagliato l'intervento per la sostituzione del cosiddetto 'back stripe'. Putroppo questo non era l'unico restauro di cui lo strumento in questione aveva bisogno. Nella sua lunga vita precedente, le era stato sostituito il ponte con un 'oggetto' sbagliato per forma, dimensioni e tipo di legno. E già che c'erano, hanno cambiato anche le meccaniche originali, mettendo delle orride (almeno su una J-50 del '42) Grover Rotomatics!
Ad ogni buon conto, il ponte 'oversize' e non originale è stato tolto e rimpiazzato da una replica esatta in palissandro Brasiliano, di forma e dimensioni corrette (notare l'angolo dello sguscio delle ali del ponte, caratteristica fondamentale per una '42).
Notare anche il ritocco di vernice esattamente sopra al ponte, a coprire la parte di tavola armonica nuda che l'aver eliminato il ponte 'oversize' aveva lasciato scoperta.
Parimenti, abbiamo proceduto a riempire i fori della paletta, allargati rispetto agli originali per accomodare le Rotomatics, a riforare, e ritoccare di vernice la paletta stessa, per installare delle meccaniche originali dell'epoca, che il proprietario della chitarra aveva amorevolmente rintracciato e acquistato. Adesso si comincia a ragionare...
Di seguito un po' di foto della paletta restaurata, del retro ultimato, con la back strip sostituita e dopo il ritocco di vernice, e della chitarra ultimata, finalmente riportata agli antichi e originali fasti!
Che gran bella chitarra, adesso :-) !
venerdì 17 giugno 2011
Banner J-50: back stripe replacement
Oggi presentiamo un lavoro interessante ed insolito. Questa (bella) Gibson J-50 è anche uno strumento rilevante dal punto di vista storico, visto che è una delle prime chitarre 'banner'. Cioè, fa parte di uno dei primissimi lotti di produzione di chitarre con la tipica decal 'Only a Gibson is Good Enough' sulla paletta. Dagli appassionati chiamate appunto 'bannerhead' o semplicemente 'banner'. La decal è apparsa nel '42 ed è scomparsa a fine '45, lasciando sulla paletta il solo logo 'Gibson' in corsivo (script logo). Prima della decal banner sulle flat top veniva usato uno stencil in vernice bianca per la scritta 'Gibson' che risultava sempre in corsivo, ma con un font (per usare un termine moderno) diverso.
L'introduzione del logo 'banner' è importante, in quanto segna anche un cambiamento nei modelli di gamma e un cambiamento (progressivo) di costruzione delle flat top Gibson. Un po' la linea di demarcazione tra chitarre e suono 'anni '30' e chitarre e suono 'anni '40'. E' un'approssimazione grossolana, ma ci può stare perché l'esperienza dei fatti dice questo.
Tornando alla nostra, ha un FON (factory order number) 7117H. Appunto, tra i primissimi dell'era 'banner'. Da notare che di J-50 bannerhead ne sono state rinvenute e registrate (www.bannergibsons.com) pochissime e solo relative a produzioni del 1942, con FON 7115H, 7117H, 7118H, 7119H e 7717H. Ma tutte sommate fanno 8 chitarre! (più questa da noi, fanno 9 chitarre in tutto). Chiaramente in giro ce ne sarà qualcuna in più, non ancora 'identificata' e registrata, ma si capisce che stiamo parlando di strumenti piuttosto rari. Insomma: quando ne spunta fuori uno, a prescindere dalle condizioni, lo si guarda con attenzione ed interesse.
Navigando un po' nell'ottimo sito linkato qui sopra (registro delle Gibson bannerhead, creato e aggiornato dagli amici Willi Henkes e John Thomas), si nota come la costruzione delle J-50 banner sia identica per tutte le chitarre rinvenute. In particolare, le due metà del retro (ovviamente in mogano) sono incollate con interposta una striscia di legno più scuro. Direi noce.
La chitarra in questione presentava una delaminazione completa di questa costruzione, con la striscia di noce completamente scollata da un lato e parzialmente dall'altro. Non solo, ma i legni si erano anche ritirati col tempo e non c'era verso di ri-incollare tutto al suo posto, lasciando così il retro con una brutta separazione aperta in corrispondenza della giunta centrale.
Visto che di alternative eleganti non ce n'erano (brutto chiudere la separazione incollando un'ulteriore filzetta di legno, che sarebbe stata sempre evidente), si è deciso di sostituire la striscia di noce con una un pelino più larga, che andasse ad incastrarsi perfettamente tra le 2 metà del retro.
Lavorando con una mini fresatrice per eliminare la vecchia striscia di noce, l'obiettivo era quello di fare un lavoro il più possibile pulito, minimizzando la 'scheggiatura' della vernice. E così è stato... Abbiamo tolto la vecchia 'skunk stripe' e piazzato una stripe leggermente più larga al suo posto, incollandola con colla animale.
Le foto descrivono quello che è stato fatto, evidenziando anche il piccolo accorgimento per andare a lavorare sullo spessore della nuova filzetta di noce, che andava calibrato con cura.
Ora sarà sufficiente livellare il tutto (soprattutto all'esterno) con uno scalpello affilato e mano ferma. Le piccole disparità all'interno verranno carteggiate via (ma il lavoro è già piuttosto preciso così). Poi tingeremo un pelo la striscia e procederemo con un ritocco locale (e basta) di vernice in pura nitrocellulosa. Il tutto dovrebbe diventare invisibile e la chitarra tornerà agli antichi fasti, col suo retro bello e soprattutto chiuso :-)
L'introduzione del logo 'banner' è importante, in quanto segna anche un cambiamento nei modelli di gamma e un cambiamento (progressivo) di costruzione delle flat top Gibson. Un po' la linea di demarcazione tra chitarre e suono 'anni '30' e chitarre e suono 'anni '40'. E' un'approssimazione grossolana, ma ci può stare perché l'esperienza dei fatti dice questo.
Tornando alla nostra, ha un FON (factory order number) 7117H. Appunto, tra i primissimi dell'era 'banner'. Da notare che di J-50 bannerhead ne sono state rinvenute e registrate (www.bannergibsons.com) pochissime e solo relative a produzioni del 1942, con FON 7115H, 7117H, 7118H, 7119H e 7717H. Ma tutte sommate fanno 8 chitarre! (più questa da noi, fanno 9 chitarre in tutto). Chiaramente in giro ce ne sarà qualcuna in più, non ancora 'identificata' e registrata, ma si capisce che stiamo parlando di strumenti piuttosto rari. Insomma: quando ne spunta fuori uno, a prescindere dalle condizioni, lo si guarda con attenzione ed interesse.
Navigando un po' nell'ottimo sito linkato qui sopra (registro delle Gibson bannerhead, creato e aggiornato dagli amici Willi Henkes e John Thomas), si nota come la costruzione delle J-50 banner sia identica per tutte le chitarre rinvenute. In particolare, le due metà del retro (ovviamente in mogano) sono incollate con interposta una striscia di legno più scuro. Direi noce.
La chitarra in questione presentava una delaminazione completa di questa costruzione, con la striscia di noce completamente scollata da un lato e parzialmente dall'altro. Non solo, ma i legni si erano anche ritirati col tempo e non c'era verso di ri-incollare tutto al suo posto, lasciando così il retro con una brutta separazione aperta in corrispondenza della giunta centrale.
Visto che di alternative eleganti non ce n'erano (brutto chiudere la separazione incollando un'ulteriore filzetta di legno, che sarebbe stata sempre evidente), si è deciso di sostituire la striscia di noce con una un pelino più larga, che andasse ad incastrarsi perfettamente tra le 2 metà del retro.
Lavorando con una mini fresatrice per eliminare la vecchia striscia di noce, l'obiettivo era quello di fare un lavoro il più possibile pulito, minimizzando la 'scheggiatura' della vernice. E così è stato... Abbiamo tolto la vecchia 'skunk stripe' e piazzato una stripe leggermente più larga al suo posto, incollandola con colla animale.
Le foto descrivono quello che è stato fatto, evidenziando anche il piccolo accorgimento per andare a lavorare sullo spessore della nuova filzetta di noce, che andava calibrato con cura.
Ora sarà sufficiente livellare il tutto (soprattutto all'esterno) con uno scalpello affilato e mano ferma. Le piccole disparità all'interno verranno carteggiate via (ma il lavoro è già piuttosto preciso così). Poi tingeremo un pelo la striscia e procederemo con un ritocco locale (e basta) di vernice in pura nitrocellulosa. Il tutto dovrebbe diventare invisibile e la chitarra tornerà agli antichi fasti, col suo retro bello e soprattutto chiuso :-)
giovedì 2 giugno 2011
2 Giugno...
..festa della Repubblica. L'occasione per postare qualche foto di questa settimana, che ci ha visti impegnati su più fronti. La D-18 è quasi a tiro... :-))
venerdì 27 maggio 2011
00-18 'mystery top' del '53
Visto che il blog vuole e deve essere un mezzo di comunicazione immediato e continuo, inauguriamo il nostro blog semplicemente raccontando quello che sta succedendo in laboratorio in questi giorni.
Come prima cosa, stiamo finendo di restaurare una D-18 del '47, la quale aveva preso una botta tremenda sull'endpin, che ha causato una frattura 'notevole' (...) sulla fascia dei bassi (sempre togliere l'endpin prima di spedire!...). Il ritocco di vernice inevitabile si è rivelato un gran mal di testa per azzeccare il colore giusto... sta di fatto che il proprietario non ne può più di noi per quanto tempo lo stiamo facendo aspettare, e noi non ne possiamo più di avere la chitarra in laboratorio. Insomma: ci siamo posti di finire e spedire entro fine mese / inizio giugno...
Poi, come vedete sullo sfondo della foto qui sopra, stiamo cominciando il lavoro di reset del manico (e ritastatura) su una notevolissima j-45 del '46. Chitarra veramente ottima...
Infine, abbiamo cominciato a lavorare su una 00-18 del '53, quelle con la tavola armonica 'non in sitka' (adirondack? engelmann?...). Sta di fatto che spesso sulle Martin tra il '52 e il '53 capita di vedere tavole armoniche non in sitka, che invece era il legno standard di tutta la produzione a partire dal '45/'46 (quando sostituì l'adirondack). Sono chitarre innanzitutto più ricercate per via di questa peculiarità, rispetto alle pari vintage ma sitka. In effetti nel suono hanno generalmente (per quello che vale generalizzare in questi casi...) un qualcosa un pelo più 'accattivante' delle standard in sitka. Questa 00-18 è un vero cannone. Suonata e consumata, ma a trovarne di chitarre così... E' arrivata da noi per i lavori di restauro 'classici': reset del manico, ritastatura. Poi abbiamo notato il ponte originale un po' troppo assotigliato e con un eccesso di 'slots & ramps' per le corde (scusate gli inglesismi, ma viene più facile così), che è andato a danneggiare anche il rinforzo sotto al ponte (bridge plate). Niente di grave, ma si è deciso per sostituire il ponte con una copia identica (prima dell'assotigliamento, si intende) e di restaurare i fori sulla tavola/bridge plate col metodo delle spinette di acero.
Già che c'eravamo, abbiamo anche riparato una lunga spaccatura (crack) sulla tavola che correva dal ponte al 'sedere' parallela alla giunzione della tavola. Vedete nella foto di dettaglio la filzetta, che abbiamo già un pelo trattato con aniline e gommalacca per tingerla e confonderla col resto della tavola.. Vedremo più avanti se sarà il caso di spegnerla ancora un po'...
Qui di seguito qualche foto del ponte nuovo, quasi pronto per essere incollato al suo posto:
Ronnie sarà contento....
A presto su queste pagine per gli aggiornamenti...
Come prima cosa, stiamo finendo di restaurare una D-18 del '47, la quale aveva preso una botta tremenda sull'endpin, che ha causato una frattura 'notevole' (...) sulla fascia dei bassi (sempre togliere l'endpin prima di spedire!...). Il ritocco di vernice inevitabile si è rivelato un gran mal di testa per azzeccare il colore giusto... sta di fatto che il proprietario non ne può più di noi per quanto tempo lo stiamo facendo aspettare, e noi non ne possiamo più di avere la chitarra in laboratorio. Insomma: ci siamo posti di finire e spedire entro fine mese / inizio giugno...
Poi, come vedete sullo sfondo della foto qui sopra, stiamo cominciando il lavoro di reset del manico (e ritastatura) su una notevolissima j-45 del '46. Chitarra veramente ottima...
Infine, abbiamo cominciato a lavorare su una 00-18 del '53, quelle con la tavola armonica 'non in sitka' (adirondack? engelmann?...). Sta di fatto che spesso sulle Martin tra il '52 e il '53 capita di vedere tavole armoniche non in sitka, che invece era il legno standard di tutta la produzione a partire dal '45/'46 (quando sostituì l'adirondack). Sono chitarre innanzitutto più ricercate per via di questa peculiarità, rispetto alle pari vintage ma sitka. In effetti nel suono hanno generalmente (per quello che vale generalizzare in questi casi...) un qualcosa un pelo più 'accattivante' delle standard in sitka. Questa 00-18 è un vero cannone. Suonata e consumata, ma a trovarne di chitarre così... E' arrivata da noi per i lavori di restauro 'classici': reset del manico, ritastatura. Poi abbiamo notato il ponte originale un po' troppo assotigliato e con un eccesso di 'slots & ramps' per le corde (scusate gli inglesismi, ma viene più facile così), che è andato a danneggiare anche il rinforzo sotto al ponte (bridge plate). Niente di grave, ma si è deciso per sostituire il ponte con una copia identica (prima dell'assotigliamento, si intende) e di restaurare i fori sulla tavola/bridge plate col metodo delle spinette di acero.
Già che c'eravamo, abbiamo anche riparato una lunga spaccatura (crack) sulla tavola che correva dal ponte al 'sedere' parallela alla giunzione della tavola. Vedete nella foto di dettaglio la filzetta, che abbiamo già un pelo trattato con aniline e gommalacca per tingerla e confonderla col resto della tavola.. Vedremo più avanti se sarà il caso di spegnerla ancora un po'...
Qui di seguito qualche foto del ponte nuovo, quasi pronto per essere incollato al suo posto:
Ronnie sarà contento....
A presto su queste pagine per gli aggiornamenti...
martedì 10 maggio 2011
Nasce il blog di Guitar Repair
Il nostro indirizzo internet è www.guitar-repair.eu
ciao!
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