Whew!... Dopo una pausa di blogging durata quasi 6 mesi, rieccoci a postare qualcosa. Nel frattempo, non è che il lavoro non sia andato avanti. Eccome... Semplicemente, siamo stati presi (da un lato) e ci siamo impigriti (dall'altro). Questo cocktail micidiale ha fatto si che gli aggiornamenti al blog siano stati paurosamente trascurati. Ma vedremo di rimediare, almeno in qualche modo, al tempo perduto. Meno male che qualche foto ogni tanto in queste lunghe settimane di 'silenzio stampa' le abbiamo fatte... dovrebbero darci materiale per qualche post, pensiamo, di interesse.
Riprendiamo dunque da dove ci siamo lasciati l'ultima volta: stavamo restaurando una Gibson J-50 del '42. Uno strumento di grosso interesse storico, in quanto segna l'inizio di uno dei periodi tenuti in maggior considerazione dagli appassionati di chitarre acustiche e Gibson in particolare: quello del tempo di guerra (1942-1946). L'anno 1942 segna un solco piuttosto netto tra il modo di costruire della Gibson che contraddistingue gli anni a partire dal 1934 (con l'introduzione della Jumbo), e quello seguente, che identificherà gli strumenti tra gli anni 1942 e 1946. Contestualmente, anche la personalità e la timbrica delle chitarre è decisamente differente tra questi due periodi. In modo grossolano, si può pensare al primo periodo associandolo a chitarre dal suono più diretto, ruvido, per nulla compresso, potente e 'in faccia'; mentre gli anni '40 hanno portato chitarre più raffinate, con un suono più edulcorato, 'moderno' per certi aspetti, decisamente più raffinato, pur con tutto il carattere inequivocabilmente 'Gibson'. Un amico al proposito si è lanciato in un paragone efficace con le automobili: comparando le Gibson anni '30 a Hummer, mentre quelle anni '40 (banner, in particolare) a Cadillac. Paragone un po' generico, ma direi piuttosto efficace. In ogni caso, penso sia poco opinabile definire la vera golden-era per le gibson flat top il periodo tra il 1934 e il 1946: comunque si peschi, si tratta di strumenti eccezionali!
Tornando per un attimo al 1942, abbiamo avuto modo di osservare come in realtà quest'anno in particolare sia di transizione. Nel '42 convivono la produzione delle ultime J-35 (la Gibson flat top anni '30 per antonomasia) e la produzione delle prime banner (J-50, J-45 e LG-2) e non di rado capita di trovare chitarre tra queste ultime con pezzi che derivano dalla produzione di J-35 (manici, tavole armoniche). Contestualmente, anche le J-35 di quest'anno risentono delle nuove generazioni, sia da un punto di vista timbrico, che di specifiche costruttive (e di parti refuse). Decisamente un bel meltin' pot. Mescolanze che tra l'altro si riverberano sul suono di queste chitarre, dove le ultime J-35 e le prime banner finiscono per assomigliarsi molto più di quanto non si somiglino due J-45 (ad esempio) prodotte nel '42 e nel '46. Almeno, questa è la nostra esperienza diretta.
Ampia digressione, ma la materia - almeno per Gibsoniani di ferro come noi - è di reale interesse! E comunque la J-50 in questione, pur essendo una banner, ha ancora tanto nel carattere dell'impronta del decennio precedente.
Nel post precedente, avevamo dettagliato l'intervento per la sostituzione del cosiddetto 'back stripe'. Putroppo questo non era l'unico restauro di cui lo strumento in questione aveva bisogno. Nella sua lunga vita precedente, le era stato sostituito il ponte con un 'oggetto' sbagliato per forma, dimensioni e tipo di legno. E già che c'erano, hanno cambiato anche le meccaniche originali, mettendo delle orride (almeno su una J-50 del '42) Grover Rotomatics!
Ad ogni buon conto, il ponte 'oversize' e non originale è stato tolto e rimpiazzato da una replica esatta in palissandro Brasiliano, di forma e dimensioni corrette (notare l'angolo dello sguscio delle ali del ponte, caratteristica fondamentale per una '42).
Notare anche il ritocco di vernice esattamente sopra al ponte, a coprire la parte di tavola armonica nuda che l'aver eliminato il ponte 'oversize' aveva lasciato scoperta.
Parimenti, abbiamo proceduto a riempire i fori della paletta, allargati rispetto agli originali per accomodare le Rotomatics, a riforare, e ritoccare di vernice la paletta stessa, per installare delle meccaniche originali dell'epoca, che il proprietario della chitarra aveva amorevolmente rintracciato e acquistato. Adesso si comincia a ragionare...
Di seguito un po' di foto della paletta restaurata, del retro ultimato, con la back strip sostituita e dopo il ritocco di vernice, e della chitarra ultimata, finalmente riportata agli antichi e originali fasti!
Che gran bella chitarra, adesso :-) !






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